giovedì 6 novembre 2008

QUELLA VOLTA, AL BERNABEU, QUANDO DEL PIERO...

"La prima volta fu quarantasei anni prima, con un gol di Omar Sivori. La seconda fu il 5 Novembre 2008, e io c'ero". Così, a 82 anni, tirerò fuori da un cassetto questa foto, insieme al biglietto, e racconterò ancora di quella fredda notte madrilena in cui Alex Del Piero, il capitano della Juve, dopo due incredibili gol uscì dal campo del Santiago Bernabeu inchinandosi per ringraziare gli applausi di 80.000 persone.

Il Santiago Bernabeu è un posto incredibile.
Si staglia lì all'improssivo, in mezzo alle case, come se nulla fosse. Non un parcheggio, non un posto di blocco, niente. Arrivando da Sud, da una via laterale, ti appare all'improvviso. Una marea di gente, di tifosi, è per strada, nei bar esterni, ad aspettare l'imminenza della partita per entrare. Prima si beve e si mangia qualcosa fuori, in compagnia.
Io entro quasi un'ora prima, voglio godermelo tutto, vedo il riscaldamento delle squadre insieme a pochi patiti e a tutti i tifosi juventini già nel loro spicchio. Eccolo qui, il Santiago Bernabeu. Il teatro di ogni gol sognato da bambino. La porta nella quale Rossi-Tardelli-Altobelli ci fecero diventare Campioni del Mondo. Il palco da dove Pertini faceva "no, non ci prendono più", dove Zoff alzò la Coppa d'oro.

Lo stadio ricorda molto San Siro, anche se forse è ancora più "verticale" e 80.000 persone danno l'impressione di un vero muro. Sono in tribuna laterale Est, terzo anello, una manciata di Juventini e poi tutti del Real. Mi chiedo perchè essere qui a soffrire sapendo che sarò sommerso dall'esultanza degli altri ai gol del Real. A farmi compagnia mi sono portato la mia sciarpa bianconera storica, quella che mi regalò in prima media il mio compagno di banco interista a cui passavo i compiti. Ci ho pensato nei giorni scorsi e ho deciso che era giusto ci fosse lei al Bernabeu.

La Juve parte compatta e poi, al 17°, Del Piero inventa un rasoterra a fil di palo imprendibile. Esulto alzandomi, ma è una sensazione strana, perchè tutti rimangono seduti e ci metto qualche secondo a capire che è gol per davvero. Qui è davvero trasferta, non come quando la Juve viene a Milano e quando segna, metà stadio esulta.
Fine primo tempo, 0-1 per noi. Chiamo casa, dico che in pochi hanno potuto finire il primo tempo in vantaggio al Bernabeu. Inizia il secondo, mi aspetto l'assalto del Real ma la Juve difende bene, senza grossi rischi. Poi Del Piero decide che non sarà più cronaca, ma storia. Punizione vincente, gol, stavolta esulto davvero perchè so che ce la faremo.

E quando, a tempo scaduto, la panchina della Juve richiama Alex, mi alzo subito in piedi ad applaudire e a fianco a me si alzano tutti, a rendere omaggio al capitano che ha guidato la Juve da Rimini a Madrid, dalla Serie B alla Champions. Il mio vicino di posto, con la sciarpa del Real, applaude e guardandomi fa sì con la testa, è davvero un campione.

Non so se arriveremo a Roma ad alzare la coppa con le orecchie, ma questa serata è stata indimenticabile.

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